Il commissario Luigi Spina
Il neo Commissario-capo, Luigi Spina, fresco vincitore di concorso, è destinato al comando della piccola Stazione di Polizia di Bardonecchia. E’ stato mandato per risolvere il problema rappresentato da Belisario, Commissario in servizio in odore di collusione con la malavita locale. L’intuito del neo Commissario e l’aiuto delle tante donne presenti nella sua vita gli permettono di indagare su una vasta operazione della mafia che intende fare di questa zona di confine il centro internazionale di riciclaggio del denaro sporco. E’ un libro che si legge tutto di un fiato con continui cambi di scenari investigativi e interpretativi che avvincono il lettore sempre più curioso di conoscere il finale della storia.
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Attimi
Il titolo Attimi è bello e appropriato. Perciò il lettore non ha da fare altro se non abbandonarsi ad una lettura semplice, che non crea problemi di interpretazione. Le liriche, infatti, scivolando l’una dietro l’altra, come, sotto un raggio di luce mobile, via via ci fanno scoprire, in successione, aspetti sorprendenti della realtà. La vita è bella, dice una sezione della raccolta. Basta aprirsi a essa senza pretese e senza assilli interpretativi. Una poesia, insomma, che è di consolazione per l’autrice e per il lettore; una poesia che, tra malattie, terremoti, naufragi e genocidi, si muove leggera come una piuma.
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E’ fatto giorno
Alla pubblicazione di È fatto giorno di Rocco Scotellaro, a cura di Carlo Levi, vincitore del premio Viareggio, nel 1954, fu dovuta l’esplosione del “caso” letterario di quell’anno e degli anni immediatamente successivi. La novità della nostra edizione è che essa viene accompagnata, e diremmo sostenuta, con presentazione, illustrazione, commento ed interpretazione del testo, lirica dopo lirica. Caserta sa che la poesia, più che la prosa, va letta, analizzata, commentata e annotata, cioè “spiegata”, nel senso etimologico della parola. È il miglior servizio che alla conoscenza della poesia di Scotellaro si poteva rendere, nel centesimo anno della sua nascita.
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San Fele
Un libro che parla di persone e di cose del secolo scorso offrendoci degli autentici bozzetti della vita quotidiana sanfelese. L’autore sostiene, a buon diritto, che non si può capire il presente se si prescinde dal passato. Senza alcuna nostalgia per le proibitive condizioni che hanno contrassegnato, per secoli, la vita della maggior parte delle persone dei paesi del sud, l’autore, sul filo della memoria e della ricerca storica, racconta i fatti di storia e di cronaca, le tradizioni popolari, le condizioni di vita di protagonisti, ormai, quasi del tutto scomparsi. Si tratta pertanto di un lavoro volto a ricordare, soprattutto ai giovani di oggi, i fatti, le situazioni, i personaggi di un recente passato che hanno contribuito a rendere “noi” quelli che adesso “siamo”.
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I Salazar, conti di Vaglio
Alfonso Salazar, di famiglia spagnola, nel 1589, acquistò il feudo per 34.000 ducati governandolo fino alla sua morte quando viene sepolto in Vaglio nella chiesa madre di S. Pietro. Gli successe il figlio Andrea, uomo di grande impegno pubblico e culturale. Don Andrea morì a Potenza affranto dal dolore e dalle lotte sostenute per salvare da rovina il figlio Francesco. Costui, infatti, privato del feudo e pieno di debiti visse dal 1626 al 1642 come ospite del cognato Antonio Carafa, marchese di Bitetto. Spinto dal desiderio di vendetta, nell’aprile del 1646, Francesco Salazar assaltò il palazzo baronale di Vaglio sequestrando il barone in carica. In conseguenza di questa azione il conte Francesco fu preso e condannato al carcere dove rimase fino a settembre 1647. Dopo la rivolta di Masaniello, la Francia, da sempre contraria agli Spagnoli, nominò Francesco “preside e vicario” per la provincia di Basilicata affidandogli il comando delle forze insurrezionali che sottomisero molti paesi della regione. I successivi dissensi tra Salazar e l’alleato Matteo Cristiano portarono all’indebolimento delle loro forze. Catturato e, condannato a morte, il conte Francesco venne strangolato e poi decapitato.
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Corleto Perticara,da qui è passata la Storia
Il libro rievoca due vicende storiche avvenute durante la Seconda Guerra Mondiale: “Il bombardamento di Corleto” e “Il ritorno di un prigioniero”. La prima interessa tutta la comunità; la seconda un singolo e la sua cerchia familiare. Nella prima parte, il bombardamento di Corleto viene inserito nel quadro più ampio della Liberazione dell’Italia da parte degli Alleati dall’occupazione tedesca e vengono riportate le testimonianze di alcuni alcuni che vissero i giorni terribili della distruzione del paese. Nella seconda parte del volume si raccontano le vicende di Pietro Di Dio, soldato originario di Corleto, fatto prigioniero dagli inglesi in Tunisia nel 1942, dopo aver partecipato alla battaglia di El Alamein e deportato in Rhodesia, in un campo di prigionia, da cui fu liberato nel 1946, un intreccio di piccole storie che fanno poi la grande “Storia”.
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Albert Camus e Lalla Romano, con noi oggi più che mai
Albert Camus e Lalla Romano: uno scrittore e una scrittrice del Novecento, due voci che hanno saputo amare le radici della nostra civiltà, difendendo i valori fondamentali dell’umanità. Sono nati entrambi nei primi anni del Novecento in luoghi diversi dai quali non si sono mai separati; ad essi sono stati fedeli per tutta la vita. Le loro origini sono differenti: Albert nasce in una famiglia molto povera mentre la famiglia di Lalla è di origini borghesi. Così come sono differenti i paesaggi nei quali crescono: Albert al mare, Lalla tra le montagne; luoghi magici, nei quali si radicano, per entrambi, valori ed affetti. Nelle loro opere c’è un appello alla semplicità, alla trasparenza, ad una fedeltà al reale che permette la comunicazione e l’amore tra gli uomini. Entrambi cercano verità modeste, volte a salvare la vita presente e l’individuale concretezza dell’uomo.
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Sibille e Veggenti, profezie, annunci, visioni
Le Sibille sono sia figure storicamente esistite, sia figure mitologiche. In una civiltà declinata al femminile, la donna ha il privilegio di capire il mondo. E’ una donna-Sibilla a guidare comunità pacifiche in armonia con la natura. Profetizza in scenari naturali, extraurbani, prevalentemente grotte all’interno di rocce. Ricorrente è la presenza dell’acqua o la vicinanza con una sorgente come strumento divinatorio. Per questa ragione le Sibille sono assimilabili alle Ninfe dei fiumi e dei corsi d’acqua, o alle Sirene che stazionavano sulla riva del mare. Presenti in tutte le maggiori opere letterarie dell’antichità, le Sibille, a partire dall’XI secolo, hanno influenzato l’arte cristiana ispirando numerosi cicli pittorici, scultorei ed incisori. La seconda parte del volume presenta una documentata ricerca sul ciclo delle Sibille presente nella Chiesa del Carmine di Contursi Terme. La terza parte del libro indica luoghi legati al culto della Dea Madre (fino a Mefite) e luoghi in cui sono presenti raffigurazioni di Fauni e Sirene Bicaudate.
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Il grillo e la cometa
“Era un grillo stanco, malato e depresso”. Comincia così il lungo racconto o romanzo breve di Nino, all’anagrafe Eustachio Giordano. Era un grillo destinato a una meschina e triste fine, se una provvidenziale cometa non l’avesse invitato a salire sulla sua coda, intraprendendo con lui una straordinaria avventura. […] Vola dunque la cometa, trascinandosi il grillo per mirabolanti avventure, splendidi paesaggi celesti, ma anche improvvise tormente, scoppi rapidi e assordanti di fuochi, tuoni, lampi o pioggia di meteoriti, che arrivano violenti, costringendo il grillo a riparare in una nicchia formatasi nel ghiaccio, sulla coda della cometa. Ardita è la cometa, come ardito è il pensiero, nel suo viaggio istintivo verso la fonte della vita, che è nel sole.
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La Basilicata verso l’Unità d’Italia
Volume denso, ricco, impegnativo e impegnato. Non è un volume super partes, o, se si vuole, sine ira et studio. Ciò risponde ad una precisa concezione che Natale ha sempre avuto e ha della storiografia e del valore di un’opera storica Non ci si deve aspettare un “racconto”, quale ordinata e cronologica elencazione di eventi. A partire dal 1740 e a giungere al 1861, anno della proclamazione dell’Unità d’Italia, Natale spiega come emerse la questione meridionale, quando fu messa in evidenza l’esistenza di due Italie. Si traccia, a tal fine, decennio per decennio, il quadro socio-economico del Sud, con particolare riferimento alla provincia di Lucania Basilicata. Molto lenta e graduale – osserva – fu l’acquisizione di una coscienza di classe da parte dei ceti subalterni, con sussulti di lotta e di rivendicazioni. Tra questi Natale inserisce il brigantaggio, “guerra per bande”. Sono i segni di un modo di atteggiarsi della storiografia dei “magnifici anni Sessanta”, tra sogni e utopie. E’ “documento umano”, che, oggi, soprattutto per chi fu giovane allora, “prende” almeno tanto quanto il quadro economico-sociale, così analiticamente tracciato.
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